Nel 1981 fu invitato al Festival di Sanremo per lanciare il suo film «Ricomincio da tre». Noi a casa, la sera, eravamo davanti alla tv aspettando il suo ingresso in scena. Invece, arrivò una telefonata. Risposi io. «Pronto, Massimo, e che ci fai tu qua? Noi ti stiamo aspettando…». Mi spiegò che gli avevano censurato il monologo. Lui aveva deciso di portarne uno dei più scottanti, in cui si rivolgeva all’allora presidente Pertini a proposito del terremoto del Belice. Ma glielo bocciarono. Così aveva preferito rinunciare: «Che cosa credevano - mi disse - che andavo a Sanremo a recitare la poesia di Natale?». Accettare imposizioni esterne avrebbe significato perdere la faccia di fronte al suo pubblico. E anche nostro padre, integerrimo com’era, fu d’accordo. Al telefono gli disse: «E’ fatto bbuono». (via Il ricordo / Il mio Massimo e il rimpianto dei suoi 59 anni - Il Mattino)
